Fornetto Razzo: la recensione

Dopo circa un anno e mezzo dalla nascita della malattia verso il Barbecue, ho iniziato a seguire i primi corsi per consolidare le basi apprese.
Ricordo come se fosse ieri le parole pronunciate da uno degli insegnanti durante la primissima lezione: “Mettetevi il cuore in pace, prima o poi uno Smoker ve lo comprerete.”

Ma all’epoca la cotta per il Kettle non si era ancora placata: l’infinita adattabilità di quello strumento era ciò che mi serviva per il semplice backyard barbecue a cui ero abituato, con l’unico obiettivo di stupire e soddisfare i numerosi commensali.
Questo fino a quando, stringendo grandi rapporti con altri appassionati, non ho avuto modo di provare con mano i principali Smoker in circolazione, per la precisione gli esponenti della categoria Bullet (anche detti affumicatori ad acqua), così denominati per la loro tipica forma a pallottola.

Libri, corsi, confronti, test, sperimentazioni; puntando sempre più in alto il piccolo spazio regalato da un Kettle 57 cominciava a starmi stretto, anche in virtù di menu e preparazioni sempre più corpose ed elaborate che richiedevano maggiori spazi e tempi.
Ma il problema più grosso era la temperatura. Cominciavo a comprendere il motivo principale che portava specialmente i team delle gare bbq a procurarsi un affumicatore; un dispositivo come il caro amico ovale non è pensato propriamente per le preparazioni del Real American Barbecue: carne troppo vicina alle braci, volume d’aria ristretto, gestione imprecisa di temperatura e umidità, tutte variabili notoriamente impotanti per un Pulled Pork o, soprattutto, per un Brisket.

Alla fine venne il momento catartico, e lasciatemelo dire, l’aver atteso così tanto probabilmente ne è valsa la pena.
Sentivo sempre più parlare del Fornetto Razzo, il nuovissimo Smoker della casa australiana, soprattutto dai team che ne testimoniavano il successo in gara. Dopo essermi informato in lungo e in largo e aver constatato la perfetta attinenza alle mie esigenze, non è passato troppo tempo prima che l’allegra famigliola si allargasse di un nuovo, fiammante componente.
E oggi, dopo numerosi test, sono qui per raccontarvelo.

Introduzione

Sulla forma c’è poco scampo, si tratta sempre di un Bullet Smoker dopo tutto, denominato ad “acqua” proprio per il peculiare utilizzo del grosso water pan che, posto ricolmo di liquido prima della cottura, consente di ottenere una camera umida e stazionaria con temperature di poco sopra i 100 °C (la soglia di ebollizione dell’acqua), perfette per il Low & Slow di derivazione americana.

Eliminati dalla lista gli Offset Smoker (i diffusissimi affumicatori orizzontali simbolo degli Stati Uniti) per la loro poca praticità e maneggevolezza, i Pit Barrel (smoker a barile) per il loro commercio povero di alternative in Italia, l’opzione Stacker come upgrade del Kettle per il costo non troppo dissimile da un secondo dispositivo, rimaneva il confronto tra i maggiori esponenti della categoria Bullet, con il Fornetto Razzo da poco entrato di prepotenza nella categoria.

Di seguito le motivazioni che mi hanno spinto a scegliere il bolide australiano.

Caratteristiche estetiche

C’è poco da dire, esteticamente parlando il Razzo è un bel colpo d’occhio, a partire dai colori: un elegante Empire Red (disponibile nella versione da 18″, dal diametro di 46 cm) o un più classico Midnight Black (presente anche nella misura da 22″, dal diametro di 57 cm), entrambi con una finitura lucida che protegge lo Smoker dalle intemperie e dalla ruggine.

Il dispositivo poggia su due solidi piedi in acciaio, belli e robusti, che garantiscono una grande stabilità. Il ripiano più basso, come da programma, è costituito da un braciere semisferico dal quale sporgono le 3 classiche vents-in per l’ingresso di ossigeno necessario ad avviare e mantenere la combustione; le prese d’aria fenoliche sono un brevetto di Fornetto, e risultano più corpose e massicce.

Prendendo ispirazione da altri modelli concorrenti, Razzo presenta poi il corpo principale suddiviso in due stackers, entrambi di egual misura, su ognuno dei quali è riportato un portello di accesso (munito di guarnizione anti dispersione e maniglia easy grip fenolica, e quindi anti-scottatura) utili per accedere al braciere o al water pan senza sollevare gli stacker o il coperchio, disperdendo così moltissimo calore e fumo aromatico.


Sono inoltre visibili vicino alle attaccature i fori passacavo con guarnizione, utili per inserire le sonde dei termometri digitali senza danneggiare i cavi, e le maniglie laterali necessarie allo spostamento dei ripiani.

Last but not least, il poderoso coperchio, sollevabile grazie ad una maniglia ampia e ricurva dotata di presa fenolica, e che riporta sul davanti un elegante termometro calibrato in FahrenheitCelsius per il controllo della temperatura, oltre alla vent-out laterale per l’uscita dei fumi aromatici.

Ogni modulo si adatta facilmente all’altro e si blocca saldamente in posizione grazie alle robuste clip; gran parte del materiale esterno è realizzato in spesso acciaio smaltato, che aiuta a mantenere stabili umidità e temperatura all’interno del dispositivo.

All’interno troviamo il cestello nero in corrispondenza del braciere per contenere il combustibile, un grosso water pan in corrispondenza del primo stacker, due grandi cestelli nel secondo ripiano, la griglia principale e i ganci removibili per la cottura verticale posizionati sotto al coperchio, fissati tramite un elegante telaio.


Il tutto è realizzato in acciaio inox 304 professionale di altissima qualità.

Caratteristiche tecniche

Modello da 18″

  • Altezza totale: 117 cm
  • Peso lordo( con imballo): 26,5 kg
  • Peso netto: 24,55 kg
  • Volume camera di cottura: 40,47 lt
  • Superfice di cottura griglia piana: 39,5 cm
  • Superfice di cottura griglie a cestello: 40,9 cm x 2
  • Diametro waterpan: 34,9 cm
  • Capacità waterpan : 6,79 lt
  • Diametro del braciere: 33,4 cm
  • Diametro del tripod: 60 cm
  • Colore: Rosso/Nero

Modello da 22″

  • Altezza totale: 127 cm
  • Peso lordo( con imballo): 37,5 kg
  • Peso netto: 34.1 kg
  • Superfice di cottura griglia piana: 51 cm
  • Superfice di cottura griglie a cestello: 52,6cm x 2
  • Diametro waterpan: 50,8 cm
  • Capacità waterpan : 25,53 lt
  • Diametro del braciere: 44.6 cm
  • Diametro del tripod: 60 cm
  • Colore: Nero

Versatilità e utilizzo

Passiamo alle cose interessanti, e traduciamo in soldoni la diretta conseguenze di tutta la pappardella estetica esplicata qui sopra.

Il motivo principale che dovrebbe spingervi (sulla carta, siamo ancora all’announcement di vetrina) ad acquistare Fornetto Razzo è la sua grande versatilità.
Sostanzialmente, aggiungendo o rimuovendo sezioni è possibile trasformare il dispositivo in uno Smoker di grandi capacità o in un divertente Kettle, permettendo quindi di svolgere differenti funzioni:

  • Smoking: riempiendo d’acqua, di sale o di sabbia il water pan e depositando chips o chunks di legno aromatico sul combustibile è possibile affumicare cuocendo in Low & Slow, con temperature dai 225 ai 250 °F (107-121 °C).
    In alternativa, usando i ganci posti al di sotto del coperchio (Hook ‘n’ Hang) ed eliminando il water pan è possibile cuocere in Hot & Fast con temperature dai 275 ai 350 °F (135-176 °C) sfruttando le peculiarità derivanti da un Pit Barrel;
  • Basket Cooking: posizionando il cibo nei cibo all’interno dei capienti cestelli e sfruttando ancora una volta il water pan è possibile cuocere con l’ausilio di vapore aromatico (grazie ai liquidi e ai succhi persi dagli alimenti) che migliora il sapore delle pietanze mantenendole al contempo morbide e succose;
  • Roasting: posizionando il water pan vuoto nel dispositivo quest’ultimo fungerà da deflettore di calore trasformando Razzo in un classico barbecue a carbonella settato per la cottura indiretta;
  • Grilling: rimuovendo gli stackers e posizionando il coperchio sopra il braciere Razzo diventa un piccolo Kettle per la cottura diretta.

Sorprendente vero?
Si, ma abbiamo anche detto che la gestione modulare è stata ripresa da alcuni modelli concorrenti, e il fatto che possa trattarsi di una banale copia è uno dei dubbi principali che spesso assalgono i potenziali acquirenti.

Urge quindi un accurato test per comprendere maggiormente le ragioni di questa scelta.

La nostra prova

Ho un terribile difetto: quando mi fisso su qualcosa tendo ad esternare la cotta al punto da contagiare soprattutto altri invasati del mio calibro.
Eh si, è successo anche con il Fornetto Razzo, tant’è che un caro amico, Sergio Assolari, ha impiegato poco ad acquistare il Midnight Black da 22″, facendo infatuare di riflesso altri drogati di Barbecue.

Fatto sta che, grazie ai suoi utilissimi feedback, siamo in grado oggi di integrare la recensione con le poche ma necessarie nozioni aggiuntive emerse dalle sue prove, unite a quelle effettuate dal sottoscritto con l’elegante Empire Red da 18″.

Il mio Fornetto Razzo rosso fiammante, pronto per il suo primo stress test.

L’obiettivo dello stress test è stato quello di coprire le cotture classiche e blasonate destinate ad un Bullet Smoker (rivolte al contesto competitivo, a quello professionale e al casalingo), testando inoltre le possibilità aggiuntive in modo da verificarne l’effettiva versatilità e giocando con il posizionamento o meno del water pan.

Nella fattispecie, abbiamo effettuato le seguenti prove:

  • Porchetta arrosto, cotta a 350 °F (176 °C) sulla griglia superiore, in affumicatura di legno di ciliegio e senza l’ausilio del water pan (Roasting without water pan);
  • Texas Smoked Brisket, cotto a 300 °F (149 °C) sulla griglia superiore, in affumicatura di legno di quercia e senza l’ausilio del water pan, con passaggio in foil al raggiungimento del bark fino ai 203 °F (95 °C) e all’adempimento dei requisiti dettati dal probe test (Smoking – Hot&Fast);
  • Texas Smoked Pork Ribs, cotte a 300 °F (149 °C) appese ai ganci, in affumicatura di legno di ciliegio e senza l’ausilio del water pan, con passaggio in foil al raggiungimento del bark fino ai 190 °F (88 °C) e all’adempimento dei requisiti dettati dal probe test (Smoking – Hook ‘n’ Hang Hot&Fast);
  • Carolina Smoked Pulled Pork, cotto a 225 °F (107 °C) nel cestello superiore, in affumicatura di legno di ciliegio con l’ausilio del water pan colmo di sabbia, con passaggio in foil al raggiungimento del bark fino ai 208 °F (98 °C) e all’adempimento dei requisiti dettati dal probe test (Basket Cooking – Low&Slow);

    Foto di Sergio Assolari.

  • Kansas City Smoked Pork Ribs, cotte a 225 °F (107 °C) sulla griglia superiore, in affumicatura di legno di ciliegio con l’ausilio del water pan colmo di sale, con passaggio in foil al raggiungimento del bark fino ai 185 °F (85 °C) e all’adempimento dei requisiti dettati dal bend test (Smoking – Low&Slow);

    Foto di Sergio Assolari.

  • Hasselback Potatoes, cotte a 300 °F (149 °C) sulla griglia superiore, con l’ausilio del water pan vuoto (Roasting);
  • T-Bone e Costata Dry-Aged (30gg), cotte appoggiando la griglia ai supporti inferiori fino al raggiungimento dei 125 °F al cuore (52 °C), utilizzando il coperchio per sopprimere le eventuali fiammate (Grilling).

Eccezion fatta per il Grilling, in tutte le altre cotture il setup è stato sempre effettuato con il classico Minion Method, riempiendo circa il 75% del cestello dedicato con del carbone argentino di qualità, stando attenti a saturare tutti gli spazi vuoti (aiutandosi magari con i pezzi più piccoli), e lasciando un 25% di spazio vuoto in corrispondenza della vent-in frontale, che sarà poi riempito con il combustibile acceso.

Una volta incastrati stackers e coperchio abbiamo lasciato completamente aperta la suddetta valvola e giocando con le altre due abbiamo atteso la stabilizzazione del dispositivo, per poi posizionare le pietanze in cottura sui supporti indicati e i chunks di legno aromatico direttamente sulla brace attraverso lo sportello inferiore.

Per il Low&Slow abbiamo optato per l’utilizzo di un water pan colmo di sale o sabbia a seconda delle esigenze.
L’acqua risulta una scelta abbastanza scomoda nelle situazioni dove l’umidità viene già fornita dall’evaporazione superficiale della carne, e potrebbe compromettere la formazione del bark.
Il sale risulta una valida alternativa, ma a temperatura ambiente accumula umidità rilasciandola in cottura; al contrario la sabbia non solo rimane stabile, ma scaldandosi funge da materiale refrattario aiutando a stabilizzare la camera.

Ad ogni modo, vuoto o ricolmo che sia, il water pan è sempre stato avvolto con cura all’interno di fogli di alluminio, per evitare di impazzire (e imprecare) in fase di pulizia.

Pregi e difetti

Terminate le prove è giunto il momento di fare il punto della situazione e stilare l’usuale lista di pregi e difetti.
Una considerazione è d’obbligo: trattandosi di un modello giovane che ha seguito schiere di smoker solidamente presenti sul mercato da anni, è naturale adottare dei termini di paragone specie se riferiti al superamento o meno di alcune lacune.

Il Razzo avrà superato gli scrupolosi controlli, o sarà stato spedito al mittente con profondo disappunto?

Scopriamolo insieme.

Pregi

  • Impossibile non iniziare con il vantaggio in assoluto più eclatante: la stabilità di Fornetto Razzo è a dir poco IMPRESSIONANTE. Rispetto a tale requisito, il timore iniziale riguardava la suddivisione del dispositivo in più ripiani che, nonostante siano chiusi tramite cerniera, potevano lasciar presagire delle fughe di calore tali da sconvolgere l’equilibrio della camera.
    Inutile dire che tutti i dubbi sono stati cancellati sin dal primo utilizzo: lo smoker è a dir poco impeccabile, segnale evidente di una progettazione millimetrica che lascia modo all’aria di entrare e uscire solo dalle ventole, tanto che nemmeno il fumo è mai uscito dalle giunture degli scomparti stessi.
    Addirittura in alcuni casi (specie per temperature di gestione pari o superiori ai 300 °F) la temperatura era fissa a tal punto che si è mostrato necessario aprire lo sportello inferiore per qualche minuto per avviare ulteriore combustione e far salire i gradi.
  • La temperatura varia al minimo tocco delle ventole inferiori al punto da raggiungere una precisione di gran lunga superiore a quella di un forno domestico; una simile caratteristica rende l’utilizzo del dispositivo facile e intuitiva, segno che l’acquisto di una simile attrezzatura professionale non è prerogativa solo dei più esperti, in quanto limita e controlla parecchi errori di gestione.

    Foto di Sergio Assolari.

  • La lamiera è spessa e decisamente solida, e si dimostra migliore dei concorrenti apportando per altro non pochi vantaggi alla già citata stabilità in cottura.
  • Gli sportelli per l’accesso al braciere o al water pan affossano completamente i rispettivi concorrenti, colpevoli di avere accessori troppo fragili e leggeri, dalla chiusura spesso imprecisa e tale da compromettere la stabilità, costringendo il Pit Master a ricorrere a delle modifiche da terzi per colmare la lacuna.
    Quelli di Fornetto Razzo sono invece solidi e dalla chiusura precisa, grazie anche alla guarnizione in gomma aderita agli stackers; in tutti i test fatti non abbiamo MAI visto del fumo uscire dai bordi di tali sportelli.
  • Diretta conseguenza dei precedenti pregi riguarda il consumo del carbone, enormemente ridotto al punto che nella stragrande maggioranza dei casi ne rimane parecchio in avanzo, disponibile per il riutilizzo. Ovviamente un simile vantaggio è tale solo se si esegue un corretto setup saturando il braciere, in modo da limitare la superficie di contatto con l’ossigeno e di conseguenza la combustione stessa.
  • Altra conseguenza della stabilità e di un dispositivo così blindato è che lo spegnimento risulta davvero rapido; basta chiudere completamente tutte le valvole per sopprimere la combustione e raffreddare così la camera di cottura con tempistiche abbastanza contenute.
  • Il dispositivo si stabilizza in tempi relativamente brevi, raggiungendo e mantenendo la temperatura desiderata a dispetto, ovviamente, di un setup consapevole.
  • La cottura mediante i cestelli permette di gestire facilmente quantitativi enormi e tali da sfamare un esercito, resa per altro comoda per la particolare conformazione che a differenza delle griglie consente una facile presa dagli stakers; non solo, il cibo evita inoltre di toccare le pareti, rischiando di esser contaminato dai residui di grasso rimasti.
    Certo, una gestione a pieno carico deve essere condotta con criterio soprattutto nello studio della disposizione, in quanto il gocciolamento delle pietanze dei livelli superiori colpisce le zone inferiori costringendo in alcuni casi a progettare i tempi di cottura per non intaccare il bark dell’una o dell’altra preparazione.
  • La precisione del termometro presente sul coperchio è notevole, ed è stata testata per mezzo di una sonda fissata allo stesso livello.
  • Le ventole fenoliche sono un tratto distintivo dello smoker e la loro particolare forma le rendono non solo maneggevoli, ma scongiurano il rischio di ingresso indesiderato di aria grazie alla loro conformazione massiccia.
  • La divisione in stacker permette non solo di rendere il corpo principale più maneggevole in termini di spazio e peso, ma rende anche il dispositivo estremamente versatile e adatto a ogni esigenza.
    Per altro, la chiusura adottata per mezzo delle solide cerniere tiene lo smoker perfettamente saldo, con tutte le parti ancorate alla perfezione.
  • La cottura appesa per mezzo dei ganci è una prerogativa dei famosi Pit Barrel ed è una delle alternative che più mi hanno sorpreso, forse per l’approccio nuovo e da noi scarsamente diffuso.
    I timori erano parecchi: cottura non uniforme sulla lunghezza, estremità bruciata, cibo crollato sul braciere.
    Mancanza mia, che non conoscevo le prerogative del metodo Hook ‘n’ Hang. Disponendo le pietanze in verticale la superficie destinata all’irraggiamento è ridotta al minimo, così come quella a contatto con le griglie roventi; ne consegue che il calore unicamente distribuito con i moti convettivi mantiene la cottura uniformemente distribuita al pari di una cottura indiretta, conservando però i benefici di una diretta: grazie alla forza di gravità il gocciolamento dei grassi disciolti sulle braci è maggiore, che non solo mantengono la superficie irrorata ma vaporizzando istantaneamente sui carboni ardenti, risalgono investendo e profumando le pietanze.
    Ulteriore vantaggio di quest’ultimo punto è che la camera risulta satura di umidità, impedendo ai cibi di bruciare e mantenendoli estremamente succosi.
    Ne consegue che le preparazioni effettuate con tale metodo risentono dei pregi combinati delle cotture dirette e indirette: bark spaziale, succosità elevata, complessità aromatica strabiliante data dalla combinazione della vaporizzazione dei succhi e dell’esposizione alla fonte di calore, il tutto gestibile tranquillamente a temperature più elevate (prestando ovviamente attenzione al contenuto di zuccheri presente nei rub, che caramellano sopra i 320 °F – 160 °C) e quindi con tempi molto più contenuti.
  • La versatilità del dispositivo è effettivamente un enorme punto a favore, constatabile sicuramente dall’eterogeneo gruppo di prove mostrate, ma riferita soprattutto alla possibilità di poter sfruttare il dispositivo come un comodo kettle facilmente trasportabile (base e coperchio di un 18″ occupano davvero poco) al contrario dei modelli classici, dove è necessario spesso e volentieri smontare le gambe prima di poterli caricare in macchina.
    Al tempo stesso la grande comodità negli eventi professionali di catering è data dalla possibilità di aggiungere a piacimento gli stackers acquistabili separatamente, in grado di incrementare notevolmente la capacità di carico.
  • Esteticamente, il modello batte la concorrenza, soprattutto per quanto riguarda la cura dei dettagli e l’elegantissimo termometro, davvero un buon colpo d’occhio.
  • Last but not least, il prezzo: Razzo è il bullet smoker più economico della sua categoria, con i 499 euro del 22″ e i 399 del 18″, mentre gli stackers aggiuntivi costano rispettivamente 129,90 e 99,90 euro.

Difetti

  • Il dispositivo ha un peso non indifferente (24,55 kg per il 18″ e 34,1 kg per il 22″), distribuito per una buona percentuale sul coperchio; se da un lato tale caratteristica è di pregio per quanto riguarda la stabilità, al tempo stesso lo smoker si dimostra una zavorra impegnativa in alcune occasioni, specie nel caso del modello da 22″.
  • Manca (come in tutti i modelli) di un supporto per poter appoggare il pesante coperchio durante i vari check necessari al completamento delle preparazioni.
  • Nonostante i grandi pregi della cottura Hook ‘n’ Hang rimangano tali, di contro l’aver destinato i ganci alla parte interna del coperchio ne rende la gestione tutto fuorchè comoda; il dover tenere il coperchio stesso sollevato con una mano durante i check è impegnativo, specie se si fa riferimento all’enorme peso del modello da 22″, e costringe (se possibile) a farsi aiutare.
    La diretta conseguenza è che in una cottura così vantaggiosa tale difetto ne circoscrive l’utilizzo a un quantitativo limitato, dedicato a quelle preparazioni che necessitano di pochi controlli, come ribs e salsicce.
    Tale situazione si sarebbe facilmente evitata prevedendo, anziché il telaio sotto-coperchio, un supporto circolare contenente un’asta (o due incrociate) alla quale appendere gli stessi ganci. Appoggiando tale utensile sul ripiano superiore al posto della griglia principale sarebbe possibile gestire comodamente l’Hook ‘n’ Hang esattamente come in un Pit Barrel.
  • La regolazione delle vents-in è abbastanza scomoda in quanto risultano rivolte verso il terreno in un dispositivo dalla conformazione già parecchio ribassata, costringendo l’utente a sdraiarsi per la manipolazione o ad adottare stratagemmi come il check tramite l’estremità di una sonda.
  • Le guarnizioni degli sportelli si schiacciano leggermente in corrispondenza della manopola se la chiusura non è condotta con precisione e vengono quindi toccate con l’ingranaggio interno.
  • Può capitare che le guarnizioni dei fori passacavo si stacchino dopo qualche utilizzo a causa dello sfilamento delle sonde (tipicamente ricurve) che strisciano sulla gomma interna, costringendo l’utente a rifissarle per mezzo di silicone per alte temperature o a richiedere il pezzo di ricambio.
  • L’Empire Red è un colore elegante e suggestivo, che tuttavia impiega davvero poco ad evidenziare i segni del fumo o del grasso che emerge durante le varie aperture dei supporti, costringendo a una manutenzione più rigorosa per preservarne le caratteristiche estetiche.
  • La trasformazione in kettle lo rende comodo, ma richiede anche un supporto solido al quale appoggiarlo in quanto l’altezza è notevolmente più bassa di un dispositivo canonico.

Conclusioni effettive

Arrivati al capolinea e tirando le somme, pare evidente quanto Fornetto Razzo sia un dispositivo dalle enormi capacità e dai pregi evidenti.

Il prezzo basso rispetto alla concorrenza unito alla grande versatilità lo rendono un’alternativa decisamente appetibile, che si tratti di ambito competitivo, professionale o casalingo; scongiurato il pericolo dispersione di fumo e calore dalle giunture degli stackers, il dispositivo si dimostra valido sia nelle gare, dove la gestione millimetrica delle temperature è fondamentale, sia per il contesto quotidiano, dato che permette di svolgere una miriade di altri compiti dimenticandosene letteralmente e lasciandolo lavorare in assoluta tranquillità.

Ma il fattore chiave che spinge davvero l’asticella verso l’alto è la stabilità dello smoker che ne rende davvero piacevole l’utilizzo, destinandolo non solo agli utenti esperti ma anche ai principianti, che lottano contro il tedioso kettle e ai suoi frequenti sbalzi di temperatura, dovuti al volume d’aria contenuto e alla troppa vicinanza alla fonte di calore.

A chi è rivolto il dispositivo?

Fornetto Razzo sta avendo un buon riscontro anche a livello competitivo, con risultati positivi dovuti soprattutto alla gestione minimale e precisa delle variabili di fumo, temperatura e umidità.

Ovviamente la sua versatilità è rivolta soprattutto al catering, dove può essere necessario cucinare più portate nello stesso momento e dove l’aggiunta o rimozione degli stackers può giocare un ruolo chiave, con una cottura a pieno carico di decine di chili tra piatti principali e contorni, e un searing finale sfruttando l’adattamento in kettle per una cottura rapida e precisa.

Per disfare le mie convinzioni premature ed errate, mi sento di consigliarlo anche e soprattutto per gli utenti meno esperti e relegati al contesto familiare della grigliata backyard, a quelli che si stanno spostando sempre di più verso cotture lunghe di pezzi di carne grandi e impegnativi ma non vogliono abbandonare l’immediatezza del grilling.
In generale il passaggio da kettlesmoker è indolore, ma in questo caso è davvero un sollievo: il comportamento in risposta alla regolazione dell’afflusso di aria è immediato e ne rende la gestione spontanea e intuitiva a dir poco, trasformando l’intera esperienza in qualcosa di piacevole e divertente, e limitando al contempo errori e imprecisioni.
Inoltre la pulizia della cenere in eccesso è decisamente più veloce, in quanto una volta completamente spento basta sollevare la base e rovesciarne il contenuto nell’immondizia.

Per quanto riguarda la scelta dei modelli, dipende dalle vostre esigenze; il 18″ è sicuramente l’alternativa migliore per il contesto casalingo (dove non si hanno particolari necessità di carico) in quanto si stabilizza in tempi brevi, richiede un utilizzo contenuto di carbone e risulta più leggero e maneggevole.
Al contrario, il 22″ è la scelta più scontata per le competizioni o il catering (soprattutto se si tratta del primo dispositivo da adottare), in quanto il volume d’aria maggiore lo rende ancora più stabile e risulta comodo cuocere quelle preparazioni che richiedono una superficie di cottura elevata come ribs o brisket.

[ Crediti: Sergio Assolari, Riccardo Basile, Mailgarden, Fornetto | Immagini: Sergio Assolari, Mailgarden, Fornetto ]

Gianfranco Lo Cascio

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